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Istantanee dal mercato fotografico italiano.

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Fotografia di brightdawns

Fotografia di brightdawns

“Ho lavorato in Italia e in tutta Europa, così come negli Stati Uniti, e ho capito che il virus che ha infettato il settore della fotografia fa parte di un’epidemia globale. Non sono sicuro riusciremo a trovare una cura in tempi brevi. – [...] – In questo articolo vorrei condividere tre istantanee salienti riguardo il mercato della fotografia in Italia.

1. Qualche settimana fa ho soggiornato a casa di un amico vicino a Roma. E’ un fotogiornalista e ha 60 anni. Era appena tornato a casa dall’Afghanistan, dove si era integrato con l’esercito italiano, e portava con se delle fotografie incredibili. Rimasi molto affascinato dalle storie di questo fotografo e dalla sua conoscenza riguardo la complessa situazione politica in Afghanistan.
Un paio di giorni dopo, parlando con un amico comune, chiesi dove il fotogiornalista prevedeva di far pubblicare le sue fotografie, ma la risposta mi stupì: “Da nessuna parte”. Non solo non era riuscito a trovare un acquirente, ma non riuscì neanche a trovare qualcuno che pubblicasse gratuitamente il suo reportage. Persino il quotidiano con cui aveva collaborato per anni gli rispose banalmente che avevano finito il loro spazio a disposizione;

2. Uno dei miei amici è fotografo di viaggio. Ci incontrammo in un laboratorio fotografico molto tempo fa, quando sviluppare una pellicola era tutt’altro che un inferno in confronto a oggi. Lui ha sempre messo un grande impegno nel suo lavoro, dimostrando l’enorme attenzione verso particolari. Negli anni ha avuto modo di fotografare tutti di tipi di luci e ombre, colori e luoghi remoti che la maggior parte di noi ha solo sognato.
L’ultima volta che abbiamo avuto modo di confrontarci ero rimasto stupito da una vicenda che gli era capitata: gli erano state rifiutate varie pubblicazioni da parte del suo storico editore. La cosa “migliore” che era riuscito a far pubblicare era stata un viaggio a Cuba che pagò 500 dollari, ma che voleva molto meno in termini di qualità;

3. Recentemente un’amica fotografa commerciale ha terminato un incarico per una società italiana. Purtroppo non è andata come sperava. Era rimasta particolarmente colpita dal lavoro perché ammirava le parole del titolare della società. Si parlava di fare la differenza, di qualità e via dicendo. Il giorno del servizio, dopo aver preparato il corpo macchina, luci e filtri, la fotografa era pronta a ritrarre i prodotti. Prima che potesse iniziare a scattare però l’imprenditore la fermò: “Voglio solo un paio di foto per una brochure, niente di complicato”. L’uomo d’affari cui piaceva parlare di qualità non aveva la minima idea di cosa significasse un servizio fotografico professionale. Volle fare in fretta in modo da potere spendere il meno possibile per il servizio.

Queste tre istantanee non sorprenderanno i fotografi Statunitensi, Europei o di tutto il mondo. Come ho già detto non sono sicuro ci sia una soluzione a questa situazione per il momento, ma se continuiamo su questa strada di sicuro anche noi potremo avere di questi problemi.”

Questa testimonianza è stata scritta e pubblicata da Daniel Kevorkian su Black Star Rising. Ho ritenuto importante condividerla con voi poiché secondo me è fondamentale sapere in cosa possiamo incappare svolgendo questo mestiere.

Scritto da Giulio Riotta

21 dicembre 2010 alle 11:08 pm

Digitale e fotogiornalismo secondo Pino Granata.

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WPF 2010: Spot News: 1st prize singles - Foto di Adam Ferguson

WPF 2010: Spot News: 1st prize, (C) Adam Ferguson

Pino Granata, fondatore dell’agenzia fotografica Granataimages, è un guru del fotogiornalismo con oltre 45 anni di esperienza alle spalle. Ho chiesto il suo parere riguardo i pro e i contro del digitale e le conseguenze per il fotogiornalismo.

“Credo che siano molti i vantaggi derivati dall’uso del digitale. Innanzitutto il notevole risparmio su pellicole, sviluppi e stampa, poi la possibilità di scattare senza tener conto dei costi di ogni scatto. Ricordo che, da un rullo di 36 pose, quando si riuscivano ad ottenere 5 o 6 buone immagini c’era da essere contenti.
Poi, il peso da trasportare: molti fotografi professionisti per anni hanno avuto problemi di mal di schiena. La causa era l’enorme peso che dovevano trasportare e che oggi è ridotto a 1/3.
La tecnologia ha fatto passi da gigante e questo ha permesso di documentare fatti che prima non era possibile documentare. Oggi si possono spingere gli ISO fino a 32mila, il che vuol dire che, anche in condizioni di luce molto precarie si possono scattare ottime immagini. Poi c’è la possibilità di correggere le immagini. Certo, c’è anche l’altra faccia della medaglia e ciòè la possibilità di contraffarle.
Nel recente passato ci sono stati episodi clamorosi, ma sono i rischi del progresso. Coloro che praticano queste manipolazioni della verità dovrebbero essere allontanati dalla professione e condannati moralmente e materialmente.
Altra cosa negativa è che si sia permesso che il valore delle immagini scendesse a livelli infimi con la scusa di poter realizzare immagini a basso costo. Se è vero che oggi è possibile risparmiare su rulli e sviluppo, bisogna ammettere però che le spese di viaggio e tutti gli altri oneri sono cresciuti a dismisura e che, quindi, produrre servizi giornalistici oggi è più costoso che nel passato.”

Scritto da Giulio Riotta

9 dicembre 2010 alle 2:18 pm

Fotogiornalisti oggi

con un commento

Oggi ho ricevuto un messaggio che mi ha colpito molto, per questo ho deciso di condividerlo con tutti voi. Chi scrive è Antonino Condorelli, un fotogiornalista.

“Caro Giulio, vuoi che ti dica come la penso? Bene, faccio questo lavoro, il fotogiornalista, da quasi 15 anni. Quando ho iniziato a fare fotografie, mi sono fatto il mazzo per strada e in camera oscura a sviluppare e stampare. Ho speso, come penso molti che fanno questo lavoro, patrimoni a comprare rullini, acidi, vasche e ingranditori. Quando ho iniziato io, il declino non era ancora così evidente come lo è oggi. Vuoi perchè il digitale era ancora agli albori, se ne parlava soltanto, vuoi perchè era evidente che se dovevi sviluppare e stampare le foto non potevi abbassare i costi e quindi i prezzi delle stesse. Dico che in un certo senso l’avvento del digitale, seppur un fatto democratico, è stato la rovina del nostro lavoro. Molti oggi sono in grado di fare una foto: telefonino, macchina compatta, reflex tutti sono capaci di tirare una foto apparentemente bella e sfruttabile, e tutti, ovviamente, potendo vedere il loro nome sul giornale, quando lo mettono, non ci pensano due volte a dare gratis quella foto. Ovviamente questo comportamento esteso a centinaia di persone nel mondo rovina il mercato e le famiglie di quelli che le foto le fanno con costose macchine reflex con obiettivi intercambiabili, che aspettano il momento giusto e che a volte rischiano la pelle.
Ora, io avrei voluto vedere tutti questi che fanno i gradassi a regalare le foto (per me dare una foto a 50 cents o 10 euro è un regalo) se ancora avessimo la pellicola, e soprattutto mi sarei divertito a vedere quanti sarebbero stati capaci di tirare fuori una foto perfetta da una pellicola dia. Oggi, purtroppo, le multinazionali della fotografia come Getty, Corbis e tante altre non badano più, anche se dicono di no, alla qualità ma ai numeri. Qualcuno, anzi, da un occhio alla qualità, ma i numeri hanno molta più rilevanza. Per questo le multinazionali che devono guardare i numeri, confondono spesso la fotografia col fotogiornalismo e viceversa. Mi spiego, in Italia il giornalismo è regolamentato dalla legge di un ordine di autogestione che è appunto l’ordine dei giornalisti. Questo ordine emana e cerca di far rispettare le sue regole, che per essere chiari, nessuno rispetta. L’ordine dovrebbe vigilare sul fatto che i contenuti dei giornali fossero forniti da giornalisti, e come per i contenuti scritti dovrebbe essere lo stesso per i video o per le foto. Se fai un giro in Rai, i cameramen, per esempio, sono giornalisti professionisti, proprio perchè l’ordine impone che i contenuti giornalistici siano prodotti in TOTO dai giornalisti. Non voglio fare discorsi di nicchia o non voglio far sembrare che il fotogiornalista sia un lavoro d’elite o per pochi, ma credo semplicemente che se l’ordine vigilasse su chi fornisce le foto ai giornali molti dei nostri colleghi dovrebbe cambiare mestiere perchè quelli iscritti all’ordine, e soprattutto quelli che fanno di professione SOLO il fotogiornalista sono veramente pochi. E come i singoli lo stesso vale per le agenzie. Molte agenzie in italia, volendo essere pignoli, non credo che siano in regola, dal punto di vista dell’ordine, in quanto per poter fornire contenuti giornalistici, dovrebbero avere delle redazioni con direttore responsabile e con giornalisti al loro interno. Sai quanto costa un giornalista che lavora in una redazione all’anno? Un botto di soldi. Sai quanti, se avessero giornalisti assunti, potrebbero permettersi di regalare le foto? Nessuno. Invece molte agenzie e molti singoli, oltre a vendere/regalare le foto ai giornali si procurano lavori da sponsor, e così, tanto per fare un esempio, ti ritrovi un fotografo allo stadio che ti si mette davanti perchè deve fare la foto di Del Piero mentre passa davanti il banner della pasta Barilla. Così, quella foto verrà proposta alla pasta Barilla e verrà pagata 3000 euro mentre la stessa foto al giornale costa 5 cent. Presto detto.”

Scritto da Giulio Riotta

7 dicembre 2010 alle 7:43 pm

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